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L’unico cartografo che l’Italia meridionale può vantare prima del Cinquecento è un calabrese: il Portolano
del Mediterraneo riprodotto qui sopra, che fa parte di un piccolo atlantino di tre carte conservato alla
Biblioteca Comunale di Siena, è infatti datato e firmato in basso sulla destra in 1430 colla de briaticho
lla ficet.
Chi sia questo Cola di Briatico e a quale tradizione cartografica egli possa essere accostato, è ancora da
chiarire; certo che le tre pergamene di circa 260x410 ognuna, unite ad alcune figure e scritti d’astrologia
per un totale di sette tavole, non appaiono né casuali né tanto meno produzioni di una cultura periferica.
La prima delle tavole comprende tutta la costa atlantica dalla Danimarca all’intera penisola iberica ed e
alla stessa scala di questa seconda, cui può essere attaccata, mentre la terza rappresenta il Mar Nero a
scala piu grande: a parte la grafia comune, era consuetudine firmare una sola tavola dei portolani quando
questi erano composti di piu carte.
Il particolare della Calabria ci mostra segnate in rosso sia la città natale dell’autore sia la vicina
Tropea, il che può anche indurre a considerare locale l’ambiente in cui la carta viene disegnata: non si
dimentichi che Tropea era all’epoca l’unico scalo di una certa importanza sulla costa tirrenica della
Calabria, non lontana da Nicotera dove in epoca federiciana è ricordato un arsenale marittimo, mentre per
Briatico si tratta di un occhio di riguardo verso il natio loco.
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